venerdì 23 settembre 2016

Grassi animali come biocarburanti, facciamo chiarezza

Negli ultimi tempi il tema dei biocarburanti derivati dai grassi animali sta prendendo sempre più piede. Ma mentre per alcuni il futuro dell’energia è inspiegabilmente negli scarti animali, per molti esperti, medici e ambientalisti questa soluzione è del tutto inadeguata, controproducente e dannosa.Utilizzare grassi animali come biocarburanti significare incentivare un metodo che di ecologico, sostenibile e logico non ha assolutamente nulla. Al contrario presenta diversi problemi sia per la salute dei cittadini sia per l’ambiente: secondo una nota del 4 dicembre 2015 del Ministero dell’Ambiente e dell’Envi i grassi animali non possono essere utilizzati come combustibili, perché la loro combustione rilascerebbe nell’ambiente diossine dannose per le persone e per il territorio circostante.Il problema è che spesso l’utilizzo di una terminologia impropria da parte di chi vorrebbe speculare in questi progetti, porta i cittadini a pensare di poter ricavare dell’energia sostenibile da scarti animali, quando in realtà il procedimento utilizzerebbe sì grasso animale, ma senza che questo abbia subìto alcun processo richiesto dalla Comunità Europea per la produzione a norma del biodiesel. Con tutti i rischi che ne conseguono e senza alcun guadagno per i cittadini.Il paradosso è che da una certa quantità di rifiuti di carcasse animali è possibile ricavare al massimo il 20% di grasso utilizzabile per produrre biocombustibile. Il resto delle carcasse è destinato all’incenerimento in inceneritori industriali o in cementifici. Insomma il consumo energetico per produrre questo combustibile è ben tre volte superiore all’energia prodotta. Un controsenso incredibile e uno spreco davvero inspiegabile! Continua a leggere.....