giovedì 13 ottobre 2016

Bohéme, così Puccini inventò Parigi

Il Teatro Regio di Torino domani apre la sua stagione con l’opera che proprio qui debutto 120 anni fa
Il Caffè Momus esisteva davvero. Ma non dove lo collocano Giacosa & Illica nel secondo atto di Bohème, sulla rive gauche, nel quartiere Latino all’incrocio delle vie Mazzarino, Delfino e Vecchia Commedia, cioè l’attuale animatissimo Carrefour de Buci. Stando a un acquerello del 1849, l’indirizzo del Momus «vero» era il 17 di rue des Prêtres Saint-Germain-l’Auxerrois, su un lato dell’omonima chiesa, la parrocchia dei re di Francia. Di fronte al Louvre, dunque sulla riva destra. Disponeva di cinque tavoli da biliardo e sappiamo che era frequentato da aspiranti artisti e letterari, insomma da bohémiens, fra i quali Courbet. La Bohème di Puccini, che festeggia 120 anni (prima assoluta al Regio di Torino, il 1° febbraio 1896), è anche una straordinaria guida turistico-operistica di Parigi. La fonte del soggetto è una e trina, un triplo Henri Murger: prima il feuilleton Scène de la Bohème, apparso sul giornale Le corsaire Satan dal 1845 al ’48, poi la «pièce melée de chants» La vie de Bohème scritta assieme a Théodore Barrère e rappresentata con grande successo il 22 novembre 1849 al Théâtre des Variétés alla presenza del «Prince-Président» Luigi Napoleone, e infine il romanzo Scène de la vie de Bohème, pubblicato nel 1851 e tradotto in italiano da Sonzogno nel ’72. I temibili fratelli Goncourt ci vedevano «l’irruzione del socialismo nella letteratura», forse esagerando (però in Murger, e anche nella Bohème di Leoncavallo, c’è una carica di denuncia sociale che manca completamente in Puccini); di certo, vi entrava il realismo. Continua a leggere….