lunedì 17 ottobre 2016

“Da Dario a Nino”: di Marco Travaglio

Certi elogi, come le onorificenze per Longanesi, non basta rifiutarli: bisogna proprio non meritarli. Anche in questo, Dario Fo è stato fortunato. Pensate che sfiga se ieri, in viaggio verso il cielo, gli fosse capitato fra capo e collo un complimento di Brunetta, un saluto commosso di Libero, un titolo encomiastico del Giornale o, peggio, del Foglio. Sarebbe tornato giù apposta per rimediare, alla sua maniera, con uno sghignazzo. “Scusate, ho affidato il mio elogio funebre a Carlin Petrini, ma mi son dimenticato di precisare da chi non lo vorrei proprio: ecco, da questi proprio no – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 15 ottobre 2016, dal titolo “Da Dario a Nino” –. Da questi, più che un omaggio, gradirei l’estremo oltraggio”. Per sua fortuna, ne ha avuti parecchi anche senza chiederli. Anche da un giornale che un tempo lo osannava: Repubblica fondato dall’ex fascista Scalfari, che lo gratifica di una biografia dedicata per metà a quei pochi mesi di diciottenne “ragazzo di Salò” (su 90 anni di vita). E anche da La Stampa, dove Mattia Feltri non riesce a vedere nella sua lunga vita altro che un’interminabile e coerente “ostilità per l’Occidente”, da Salò a Mao a Grillo. E ritira fuori il manifesto dell’Espresso contro il commissario Calabresi, come se l’avesse firmato solo Fo e non decine di intellettuali fra cui alcuni dei padri nobili de La Stampa; come se Calabresi non l’avesse poi ammazzato un commando di Lotta continua che lo stesso Feltri jr. ha sempre spacciato per innocente. Continua a leggere….