giovedì 24 novembre 2016

Addio a Sermonti, l’uomo che ci raccontava la Commedia

IL LETTERATO ROMANO SI È SPENTO A 87 ANNI
 A Milano, Vittorio Sermonti entrava in Santa Maria delle Grazie tutte le sere alle nove in punto. Uno sguardo alla chiesa stipata, il tempo di sistemare i fogli sui leggii, di abbassare le luci, e subito si iniziava. Protagonista Dante, naturalmente. Un canto della Commedia al giorno, tutte le sere, secondo la formula che si era inventato: prima tre quarti d’ora di racconto (diceva così, non spiegazione, che suggeriva accademia e noia; lui era profondamente diverso), poi la lettura del canto.L’avevo visto tante volte, a Roma, a Ravenna. E poi a Firenze, a Bologna, dove - con la Telecom che organizzava quelle serate - lo avevamo portato in giro come il globetrotter di un nuovo modo di fare cultura, serissimo eppure pop, così distante dai modelli tradizionali, cattedratici e un po’ polverosi. Eppure, ogni volta quello che mi colpiva era il legame incredibile, magnetico, che invariabilmente si stabiliva con il pubblico. Pochi secondi, e l’intera chiesa pulsava solo di un’unica vibrazione: quella che partiva da quell’uomo solo dietro il suo leggio, la piccola luce a illuminare le sue carte, e si trasmetteva al pubblico. «Quando sono lì, diceva Sermonti, parlo a ogni singolo spettatore, uno per uno». Non era un'esagerazione: lo si intuiva dal silenzio concentrato, dall’attenzione tesa che faceva piombare di colpo la congregazione laica in un silenzio surreale e quasi magico. Continua a leggere….
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