venerdì 18 novembre 2016

Camorra, Cosentino condannato a 9 anni: un processo durato 5 anni

Con le sue 141 udienze e gli oltre cinque anni di durata, il processo a Nicola Cosentino è stato, tra quelli con un unico imputato e un'unica imputazione, tra i più lunghi della storia giudiziaria italiana. Oggi l'epilogo, in primo grado, con la condanna dell'ex sottosegretario all'Economia ed ex coordinatore campano del Pdl a nove anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, per concorso esterno in associazione camorristica. Il collegio del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - presieduto da Giampaolo Guglielmo (a latere Rosaria Dello Stritto e Pasquale D'Angelo) - ha escluso l'ipotesi del riciclaggio, concernente il presunto cambio da parte di Cosentino degli assegni bancari consegnatigli da emissari del clan; l'ipotesi era ricompresa in quella principale di concorso esterno.Al termine dell'udienza, mentre il pm Alessandro Milita, visibilmente sollevato, ha spiegato che «questo è tra i processi più importanti per la Dda», l'avvocato di Cosentino, Agostino De Caro, ha invece affermato polemicamente che «questo è tra i processi in cui si è giudicato un fenomeno; i fatti penalmente rilevanti non sono emersi». La Dda di Napoli ha individuato nell'ex sottosegretario all'Economia del Pdl il «referente politico nazionale del clan dei Casalesi», colui che dal 1980 fin quasi ai giorni nostri avrebbe stretto un patto di ferro con i capi del clan per ottenere i voti alle varie elezioni fornendo in cambio un contributo stabile alle cosche; Milita ha parlato di una «disponibilità omnibus» di Cosentino, ovvero duratura e aperta ad ogni tipo di favore. L'accusa, dunque, si basava sul presunto patto politico-mafioso tra Cosentino e il clan, peraltro mai dimostrato nella sua genesi in quanto i capiclan, da Schiavone a Bidognetti passando per Zagaria, non sono mai stati sentiti; non è stato ascoltato neanche Antonio Iovine, unico tra i boss ad essersi pentito. Di contro, alcuni dei circa 20 collaboratori ascoltati, come Dario De Simone e Domenico Frascogna, hanno confermato il sostegno elettorale del clan, ma nessuno ha indicato con precisione le elezioni in cui l'appoggio sarebbe avvenuto. Continua a leggere…..