giovedì 24 novembre 2016

“#CastaunSì”

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Accadono cose davvero strane, di questi tempi. E non per le accozzaglie del Sì e del No, che in perfetta coerenza con lo schema referendario portano momentaneamente sulle stesse posizioni persone che insieme non berrebbero nemmeno un caffè – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 23 novembre 2016, dal titolo “#CastaunSì” –. No, perché ora ci tocca dare ragione persino a Giorgio Napolitano, che com’è noto consideriamo uno dei politici più nefasti della storia repubblicana. L’altroieri, a parte la dichiarazione di voto per il Sì (senza la quale Renzi non lo manderebbe in tv), l’ex sovrano ha detto diverse verità.
1) “Non voglio avventurarmi sul discorso delle conseguenze del referendum, perché non si vota né per questo governo né contro, ma per ciò che è scritto in questa riforma. Per giudicare Renzi c’è il voto politico”. Perfetto.
2) “Non si vota per le motivazioni che il premier dà liberamente su questa riforma” e cioè la lotta alla Casta con “il taglio del numero dei parlamentari”. Sacrosanto.

3) “I rischi di crisi finanziaria ci sono sempre. Non vorremmo vedere lo spread che cresce, dobbiamo stare molto attenti comunque vada il referendum”. Ineccepibile. E nessuno lo sa meglio di lui, che agevolò la caduta di B. e la nascita di tre governi mai scelti dai cittadini per scongiurare crisi finanziarie che – ha poi scoperto – prescindono totalmente da chi governa. Infatti lo spread non calò per merito di Monti, ma delle robuste iniezioni di denaro fresco da parte della Bce con il quantitative easing. Cioè con una cura di estrogeni, finita la quale siamo più o meno al punto di partenza. Figurarsi cosa può cambiare di sostanziale col papocchio del nuovo Senato (che farà risparmiare 30-40 milioni l’anno su 800 miliardi e passa di spesa pubblica) o con la giusta ma ininfluente abolizione del Cnel (che farà risparmiare 3 milioni l’anno). Il povero monarca uscente è furibondo con Renzi che continua a menarla con la lotta alla Casta, senza un minimo di riguardo per lui che ne è la quintessenza, essendo entrato in Parlamento 63 anni fa, nel lontano 1953, per non uscirne mai più. E non si rende conto che soltanto mentendo spudoratamente con la leggenda della lotta alla Casta il premier potrà convincere gli italiani meno informati a digerire la Costituzione della Casta, imposta al Parlamento, al governo Letta e poi al governo Renzi proprio da Napolitano e dai suoi amici a Bruxelles e a Washington. Altrimenti come si può pensare che le persone sane di mente il 4 dicembre votino Sì a una “riforma” che le espropria del più fondamentale dei diritti fondamentali? Cioè il diritto di eleggere i propri rappresentanti in Senato, per farli scegliere dalla peggior Casta d’Italia, quella dei consiglieri regionali perlopiù inquisiti, con l’immunità in omaggio? Per far vincere la Casta, bisogna fingere di combatterla. Mica si può dire la verità. Se no poi i cittadini capiscono e la sconfiggono davvero, una volta per tutte, con un bel No.