domenica 27 novembre 2016

Castro, da studente romantico a liberale e rivoluzionario. Ma per Cuba è il «libertador, padre della patria»

L’ADDIO A CASTRO
La vita di Fidel Castro dagli inizi in politica fino al ricordo del suo popolo che lo considera un libertador che ha garantito ai cubani alfabetizzazione, qualità dell’insegnamento, riscatto dei ceti sociali più miserabili e un buon sistema sanitario
Agli inizi della sua carriera politica Fidel è soprattutto uno studente romantico, spavaldo e temerario, alla ricerca di una causa e di un ruolo. È figlio di un galiziano emigrato a Cuba, divenuto ricco latifondista, e ha studiato in un collegio di gesuiti. In alcuni momenti la storia delle sue prime gesta ha i tratti donchisciotteschi di una tragicommedia. Nel 1946 è membro del Partito del popolo e partecipa a una spedizione fallita contro il dittatore dominicano Rafael Leonidas Trujillo. Nel 1948 guida una delegazione di studenti cubani a un congresso di Bogotà, in Bolivia, e pronuncia la sua prima filippica contro gli Stati Uniti. Ma il tono del discorso, come scrive Ludovico Incisa di Camerana nel suo libro su «I Caudillos», è peronista, non comunista. In quella stessa occasione partecipa a un moto rivoluzionario, si traveste da poliziotto, marcia sul ministero della Guerra, cerca di convincere i soldati a passare dalla parte dei ribelli, fallisce e decide di partire alla conquista del palazzo della Radio. Ma nel tram su cui il giovane Don Chisciotte è salito per espugnare il suo nuovo mulino a vento, un borsaiolo gli ruba il portafoglio e Fidel, scoraggiato, finisce in un bar della capitale boliviana di fronte a una tazza di caffé. Continua a leggere…..