sabato 19 novembre 2016

Crescita, lavoro, tasse e spending review: i risultati dei 1000 giorni di governo Renzi. Il divario Italia-Ue si allarga

Più occupati stabili, ma anche più precari e lavoratori pagati a voucher. Pil che stenta a ripartire: quest'anno e il prossimo ci piazzeremo al penultimo posto tra i 28 e nel 2018 secondo Bruxelles saremo maglia nera. Bonus di 80 euro (con effetto boomerang quando 1,4 milioni di italiani hanno dovuto restituirlo) e giù alcune tasse per le imprese (ma al prezzo della riduzione di altre agevolazioni). Nel complesso, le entrate fiscali continuano ad aumentare. Così come le spese correnti dello Stato, nonostante il Tesoro sostenga che sono state tagliate
Il Jobs Act e gli sgravi per le assunzioni stabili, i cui effetti sono rapidamente finiti. Il bonus di 80 euro, l‘eliminazione dell’Imu e le agevolazioni fiscali per le imprese, compensate però in gran parte dal ritocco al ribasso di incentivi già esistenti. Il balletto della spending review, con i tagli controbilanciati da incrementi di spesa per altre voci. La progressiva revisione al ribasso delle previsioni di crescita, con l’Italia che si appresta a chiudere il 2016 al penultimo posto tra i Paesi Ue e stando alle stime di Bruxelles è destinata nel 2018 a scivolare in ultima posizione. Infine l’arretramento, tra 2015 e 2016, nella classifica della Banca Mondiale sulla facilità di fare business nei diversi Paesi. Che il premier puntava al contrario a “scalare” recuperando ben 50 posizioni. Ecco il bilancio dei mille giorni di governo Renzi per quanto riguarda l’andamento delle principali variabili economiche. Continua a leggere….