venerdì 25 novembre 2016

“Fate presto o il fiume si porta via la mia casa”

Viaggio lungo le sponde del Tanaro dove è tornato l’incubo alluvione del 1994: “È una maledizione, verrebbe voglia di andarsene da queste terre”
Elia Naso, parrucchiera, guarda il fiume nero che allaga il suo negozio a Garessio: «È la seconda volta. Ero qui in quel maledetto giorno di novembre del 1994». «Ora rivivo quell’incubo. Ma oggi è peggio, perché 22 anni fa non c’era così tanta acqua». Parla singhiozzando, poi gli occhi gonfi di lacrime tracimano. La voce diventa flebile: «Basta, basta, basta. Dovrò ricominciare da zero. Ma io sono stanca, stravolta, non ce la faccio più».La maledizione del Tanaro è un rumore spaventoso. Come di esplosioni sorde che provengono dalle viscere della terra e rimbombano in tutta la valle. Sono i massi che sbattono tra di loro mentre la piena furiosa li fa rotolare verso il fondo valle. Torrenti esondati, ruscelli che scavano la montagna, alberi sradicati, campi allagati, strade franate, il fango dentro le case. Scuole e fabbriche chiuse. È così da Ceva fino a Ormea. Qui il torrente Armella ha rosicchiato la parete che sosteneva la piazza. Si è aperta una voragine di 5 metri. «Abbiamo sentito un boato, poi le urla. Siamo usciti in strada e abbiamo visto quell’automobile inghiottita dal terreno», racconta Stefano Pelazza, titolare di una vineria.  Continua a leggere…