lunedì 14 novembre 2016

“La poesia come ricerca interiore”, by Mattia Cattaneo

by, Mattia Cattaneo
Come va vissuta la poesia? Quali sensazioni ci dà?
Molto spesso queste domande ce le poniamo noi poeti, o chi solitamente scrive poesia. Si sa, oggi pubblicare poesia è ancor più difficile che pubblicare romanzi e racconti. Il pubblico che recepisce la poesia e la legge non è poi così tanto o almeno così sembra.
Scriviamo versi, ci immedesimiamo nelle nostre emozioni a volte per dare un senso a quello che ci accade e a quello che stiamo vivendo.
Lo hanno fatto anche i grandi poeti italiani e non nel corso dei secoli, scrivere poesia per riscoprire sé stessi e le proprie emozioni, sia che siano positive, sia che siano negative. E’ difficile scrivere di stati gioiosi e felici rispetto a scrivere di sofferenza e tristezza, perché quando siamo soli, a riflettere tendiamo a fare emergere ciò che ci preoccupa o ci fa stare male. 
Scrivere è terapeutico, e scrivere poesia in particolare, anche se non è per niente facile, può essere vissuto come una profonda ricerca interiore a cui ci accostiamo, umilmente e delicatamente, e cerchiamo di trarne una profondità di senso, utile magari a superare esperienze drammatiche o ad esprimere quello che siamo, semplicemente. 

Leggere poesia fa bene, alimenta le nostre emozioni, i nostri ricordi e può essere anche un ottimo metodo per dimenticare a volte quello che ci circonda. La poesia è bella, ogni autore ha la sua metrica, il suo stile, la sua visione dalla vita. Leggiamone di più, l’emozione, per fortuna, ancora non ha un prezzo!