mercoledì 23 novembre 2016

L’Italia ricca, bella e potente porterà fortuna al referendum di Renzi?

(Jacopo Tondelli – glistatigenerali.com) – Da Giorgio Napolitano, che di questa riforma e di questo percorso è un po’ più che un semplice tifoso, a Ilaria D’Amico: la coalizione di vip per il Sì ha tutte le sfumature e i gusti, tutti i colori e tutti i toni. A chiudere il cerchio, un pugno di giorni fa, è arrivato anche l’ingegner De Benedetti: sofferto e meditato, ha annunciato anche il suo sì. Il risultato del referendum del 4 dicembre, che piaccia o no, sarà anche una sentenza senza appello sulla capacità delle élite italiane di influenzare il popolo italiano. O di coglierne gli umori profondi. In generale, lungo la storia italiana, la maggioranza silenziosa, il mitologico paese reale – piccolo borghese o proletario che fosse – non è mai andato a braccetto con le minoranze elitarie visibili, con le classi dirigenti più o meno rumorose.Se nella prima repubblica però c’erano i partiti, la guerra fredda, la Chiesa e le chiese politiche, gli interessi del capitale e quelli dei lavoratori, ed esistevano insomma le camere di compensazione, è dalla seconda in poi che il meccanismo salta per aria. Dalla famosa, indimenticata, discesa in campo di Silvio. Fiumi di appelli, intellettuali e attori con il cipiglio deciso di quelli che mai e poi mai avrebbero lasciato passare il barbaro alleato di quel buzzurro di Bossi e a quel fascista di Fini. E se mai fosse successo, avrebbero lasciato il paese. Lui infine passò ben tre volte su cinque tentativi, e il paese non lo lasciò nessuno dei minaccianti. Continua a leggere…