martedì 1 novembre 2016

Marcello Veneziani: “Matteo e Ciriaco, arroganza e presunzione”

(Marcello Veneziani – Il Tempo) – È stato istruttivo, a tratti divertente, lo scontro televisivo tra Matteo Renzi e Ciriaco de Mita. Due mondi erano a confronto, e non erano il Bene e il Male o il Moderno e l’Antico. Era un derby tra arroganza e presunzione, tra fuffa del fare contro fuffa del pensare, tra nonnismo e nepotismo. Arbitro in campo Mentana, arbitro a latere Mattarella, debitore ad ambedue per la sua carriera.È lui l’anello di congiunzione tra il prode Matteo e il fumoso e a tratti fumante Ciriaco. Chi pensava a una furbata di Renzi accettare la sfida del vecchio De Mita per rimarcare che lui rappresenta il nuovo e invece Ciriaco come tutti i vecchi tirannosauri rappresenta il no alle riforme, deve ricredersi: è stata una mezza furbata ma anche una mezza scivolata, di cui si sarà pentito amaramente. De Mita è apparso tutt’altro che mite e ringoglionito, per dirla col suo gergo. Ha cercato di umiliare il premier e in parte c’è riuscito. A Renzi fumavano le orecchie da Star-trek mentre il Patriarca di Nusco gliele tirava a scena aperta.Renzi era in difficoltà contro i rancori del Vecchio Ciriaco, blindati dal rispetto che si deve ai Vegliardi e dalla patina di nostalgia che accompagna il mondo di ieri. E De Mita, in gran forma, ha dimostrato, tirando fuori la sua antica permalosità e supponenza, di essere poco democristiano nell’indole. La Dc era rotonda, lui è spigoloso, la Dc mediava, lui invece ieri separava; la Dc era corale, duttile e pragmatica, lui invece si considera un pensatore della politica al di sopra del volgo. I vecchi dc, a cominciare da Andreotti, simulavano umiltà, lui invece ostenta presunzione.“Intellettuale della Magna Grecia”, lo definì con qualche ironia Agnelli. Come Aldo Moro a un livello più alto. Continua a leggere……