mercoledì 23 novembre 2016

Sanità, “medici senza ferie né riposi per non lasciare scoperti i reparti”. Al Sud servizi ridotti per carenza di personale

Un anno fa è entrata in vigore la direttiva Ue che fissa un tetto di 48 ore di lavoro settimanale per il personale sanitario. Gli ospedali, sotto organico, reggono solo grazie al lavoro fuori turno. In barba all'obbligo di staccare per almeno 11 ore. Intanto molte Asl tamponano i buchi spendendo milioni per gli straordinari. In alcune città di Puglia e Calabria ricoveri bloccati e risposta alle urgenze non garantita. Annunciato sciopero per il 28 novembre
“Quest’anno ho lavorato 150 ore oltre l’ordinario turno di servizio. Ore extra che non mi verranno pagate. Ho quasi 70 giorni di ferie arretrate e ci sono colleghi che ne hanno accumulati 120″. È lo sfogo di un medico della provincia di Lecce. E il cahier de doléances è solo all’inizio: “Lavoro tre domeniche su quattro e non posso neanche recuperare le festività, perché non ho il giorno di riposo settimanale garantito. Come potrei, se nel mio reparto siamo appena sette medici ma in base alla pianta organica dovremmo essere il doppio? Nessuno di noi fa più libera professione intramuraria. Io ho 61 anni e sono il più giovane. Sta diventando un incubo, non ce la facciamo più ad andare avanti così”. Il suo è tutt’altro che un caso isolato, a un anno esatto dall’entrata in vigore della direttiva europea sull’orario di lavoro del personale medico e sanitario che prevede come minimo 11 ore consecutive di riposo giornaliero e massimo 48 ore di lavoro settimanale compreso lo straordinario. Il recepimento ha messo alle corde gli ospedali italiani, da tempo sotto organico a causa del blocco del turnover. Risultato: giovedì 17 novembre i medici hanno manifestato con un sit-in davanti al Parlamento chiedendo risorse adeguate per nuove assunzioni e stabilizzazione dei precari e per il 28 novembre quelli dipendenti dalla sanità pubblica hanno indetto uno sciopero. Continua a leggere….