giovedì 1 dicembre 2016

Daniele Stasi: Il futuro della cultura in Italia è alquanto fosco

by Pier Carlo Lava
Dopo la biografia e una presentazione del suo primo libro “Il viaggio di Francesco”, Alessandria Post è lieta di pubblicare in esclusiva per il blog anche un intervista allo scrittore e poeta Daniele Stasi, queste le sue risposte alle nostre domande.

Ciao Daniele e benvenuto nel blog, ci racconti chi sei cosa fai e qualcosa della città dove vivi? 
Grazie di ospitarmi nel tuo bellissimo blog, Pier Carlo; mi chiamo Daniele Stasi. Sono nato e vivo a Genova, ho 36 anni e da undici sono sposato con Eleonora Sacco. Fin da piccolo ho trascorso ogni estate in un minuscolo paesino di montagna in provincia di Parma, chiamato Romezzano. Dal settembre 2001 sono impiegato presso la Compagnia Unica del Porto della mia città con la qualifica di “rallista”, ovvero addetto alla movimentazione dei container tramite autoarticolati per sbarcare o
imbarcare le numerose navi che attraccano periodicamente presso le banchine. Si tratta di un lavoro piuttosto logorante in quanto, io come i miei colleghi, dobbiamo essere a disposizione dei vari terminalisti (i proprietari delle diverse banchine di Genova) 24 ore su 24 e 7 giorni su 7; il nostro lavoro si svolge a turni di 6 ore che spesso diventano 12 quando ci chiamano per fare il doppio turno. Ma nonostante questo, posso dire di essere orgoglioso di far parte di un’azienda che nell’ambito di Genova è una vera e propria istituzione perché, come ho sentito dire spesso da più parti, senza il porto Genova morirebbe, è il nostro polmone per mandare avanti l’economia della città; sono altrettanto fiero di essere definito “camallo” (così veniamo chiamati in genovese); i miei colleghi sono tutti ottimi lavoratori e buoni amici anche se naturalmente, come in ogni ambiente di lavoro, non mancano le teste calde, ma fortunatamente sono la minoranza.

Per quanto riguarda Genova, posso dire di amarla dal profondo del cuore: pur non essendo mai stata una città turistica del calibro di Roma, Venezia o Firenze, io l’ho sempre trovata assai affascinante, con i suoi vicoli, (o meglio, “carruggi”), con la sua varietà di etnie e di popoli che, nel corso dei secoli, l’hanno colonizzata, cambiata, migliorata o purtroppo, a volte, peggiorata, ma anche questo fa parte delle caratteristiche di una città di mare, dove il viavai è incessante e le contaminazioni fra le varie culture sono quotidiane.
Genova è una bellissima città perché vi si possono trovare diversi riferimenti storici, così come numerosi monumenti che a mio modo di vedere andrebbero un po’ più valorizzati: ti porto ad esempio il sistema di fortificazioni che si sviluppa lungo i monti alle spalle della città; forse non tutti sanno che, in quanto a lunghezza, tale complesso è secondo solamente alla Grande Muraglia cinese, eppure l’amministrazione comunale sembra non saper sfruttare questa che è soltanto una delle sue grandi potenzialità. Dopotutto, in un passato ormai remoto Genova è stata una delle Repubbliche Marinare, e già soltanto ciò dovrebbe stimolare ulteriormente le autorità cittadine a recuperare in qualche modo quella storia gloriosa, organizzando magari più iniziative in vari campi, facendo più pubblicità alle bellezze di questa “Napoli del nord” e alle sue atmosfere così particolari. Negli ultimi anni c’è stato un leggero miglioramento sotto questo punto di vista, come ad esempio il suo famoso Acquario e il Galata Museo del Mare, ma secondo la mia opinione si può fare ancora di più.


Cosa ti ha spinto a scrivere e come definiresti uno scrittore? 
L’incentivo a scrivere mi è venuto, purtroppo, da un evento tragico: la morte prematura della cagnolina che nel gennaio 2010 io ed Eleonora abbiamo adottato presso il canile di Genova, che si trova a Monte Contessa. Lei si chiamava Sara, ed era la quintessenza della dolcezza e dell’intelligenza. So bene che qualunque cane è straordinario e insostituibile, ma in Lei c’era qualcosa in più, di più profondo e meraviglioso; non saprei spiegare, altrimenti, il vero e proprio oceano d’ispirazione che quella stupenda creatura ha saputo scatenare nel mio profondo. Dal 17 dicembre 2013, giorno della sua tragica scomparsa, in me ha cominciato a scorrere senza sosta un estro poetico che non avrei mai creduto di possedere. In sua memoria e in suo onore, scrissi qualcosa come cinquanta componimenti poetici, dai sonetti alle odi, nonché un autentico poema che devo ancora ultimare ma che si sta rivelando estremamente bello.
Naturalmente, prima d’incontrare la meravigliosa Sara avevo già scritto saltuariamente diverse cose fra cui, intorno ai sedici-diciotto anni, anche una serie di libretti d’opera, tutti in rima, ispirati a particolari opere letterarie del passato, come ad esempio “Amleto” o “I promessi sposi” e dei giorni nostri, come “Il dio del fiume” di Wilbur Smith o “La spada di Shannara” di Terry Brooks; non ho mai avuto intenzione di pubblicare questi libretti non soltanto perché temo che avrebbero pochissimo pubblico, ma anche perché in realtà, come sono certo saprai, su quei testi andrebbe scritto un certo tipo di musica, e sfortunatamente non ho mai conosciuto nessun compositore disposto a collaborare con me.
Questo mio amore per i libretti d’opera deriva dal fatto che, fin da adolescente, ho adorato la musica classica e lirica: per ciò, inoltre, sono sempre stato considerato “strano” dai miei coetanei, che nella stragrande maggioranza dei casi sono influenzati da generi musicali ben diversi, che io non disprezzo di sicuro ma che comunque non attirano la mia preferenza.
Per quanto riguarda la mia definizione di scrittore, secondo me si tratta di una persona che sfrutta in modo creativo la propria fantasia e in gran parte le proprie esperienze di vita (positive e negative) per creare ambientazioni, mondi, personaggi, eventi e luoghi ideali, che si adattino al suo gusto e alle sue aspirazioni e che, in alcuni casi, lo consolino delle miserie del mondo in cui si trova a vivere. Almeno, per me è stato così.

Recentemente hai scritto e pubblicato il tuo primo romanzo: “Il viaggio di Francesco”, ce ne vuoi parlare?
Ma certo. “Il viaggio di Francesco” è il mio primo romanzo, ed è in gran parte autobiografico; il protagonista, non a caso, si chiama Francesco Tassi e svolge il lavoro di rallista nella Compagnia Unica di Genova, proprio come me. Mi affascinava l’idea di prendere me stesso a modello nel delineare i caratteri e le peculiarità di questo ragazzo introverso e solitario, con pochi amici e con una vita quasi monotona. Per qualche oscuro motivo, il giovane ha quasi del tutto dimenticato la sua infanzia; tuttavia questa sua routine quotidiana, fatta di turni di lavoro e di periodi di riposo, viene totalmente sconvolta da eventi soprannaturali che scardineranno per sempre la sua esistenza. Creature oscure e misteriose lo perseguiteranno e tenteranno più volte di ucciderlo. Il ragazzo sarà aiutato soltanto da pochi amici e da due cani molto potenti, i cui nomi sono Zar e Sara (sì, proprio Lei, la nostra cagnolina). Insieme a loro e costantemente sotto la minaccia di morte, Francesco dovrà lasciare Genova per raggiungere, in un viaggio avventuroso, un paesino chiamato Romezzano: infatti proprio da là sembrano provenire quelle oscure creature. Nel romanzo, fin dall’inizio, decisi d’inserire diversi componimenti poetici che, come si vedrà, avranno un ruolo fondamentale nella storia. Non vorrei svelare nulla, ma posso dire che mi piaceva l’idea che la poesia provocasse una reazione fisica positiva nell’ambientazione del romanzo. Non ho, inoltre, inserito soltanto alcuni sonetti in memoria di Sara, ma anche una poesia che scrissi all’epoca della tragedia della Torre Piloti, avvenuta a Genova la sera del 7 maggio 2013; posso dire con un certo orgoglio che tale componimento è stato letto quest’anno, in occasione del terzo anniversario della sciagura, di fronte ai parenti delle nove vittime. A me, inoltre, è stato detto che questa poesia sarà incisa sulla nuova Torre Piloti che Renzo Piano sta progettando. Mi auguro che sia vero, e che quelle parole servano a ricordare quei giovani che io, in quanto lavoratore del porto, sento quasi come fratelli.
Ma per tornare al romanzo, c’è ancora una cosa che vale la pena dire: per Francesco Tassi questo si rivelerà soprattutto un viaggio dentro sé stesso, nel suo io più profondo, alla ricerca di quel coraggio che gli è sempre mancato per affrontare la vita e tutte le sue difficoltà; inoltre, egli verrà finalmente a conoscenza del suo passato. Insomma, nel mio romanzo ho cercato di mescolare al meglio realtà estremamente concrete come quella del porto e del paesino in cui trascorrevo le mie estati infantili e adolescenziali con quella più fantasiosa del soprannaturale; posso dire inoltre che alcune ambientazioni e atmosfere sono state influenzate direttamente da un fumetto che io amo moltissimo e che leggo tuttora, Dylan Dog. Ritengo inoltre sia superfluo dire che il libro è dedicato ovviamente e soprattutto a Sara: per citare un’intervista a Fabrizio De André, cantautore che io semplicemente adoro, in questo modo ho cercato di “reinventarle la vita e di addolcirle la morte”. Adesso Sara vivrà per sempre tra quelle pagine, felice e spensierata.

Nel 2016 hai fatto quattro presentazioni del tuo romanzo, ce ne vuoi parlare? 
Sì, la prima presentazione del mio romanzo ha avuto luogo giovedì 24 marzo presso la Stanza della Poesia, un piccolo locale situato in Piazza Matteotti, nel centro storico di Genova; essendo io molto timido e introverso è stata per me una vera impresa approcciarmi per la prima volta di fronte a un pubblico, ma in qualche modo me la sono cavata. Alla presentazione era presente anche Claudio Pozzani, presidente del Festival Internazionale della Poesia di Genova, il quale ha elogiato apertamente alcune delle poesie che la sua collaboratrice leggeva di volta in volta seguendo il filo conduttore del romanzo; la seconda presentazione c’è stata il venerdì 27 maggio successivo nei locali della biblioteca Podestà, sempre a Genova: in quell’occasione era presente anche un mio amico d’infanzia. Raffaele Raggi, originario proprio di Romezzano, e ciò ha dato un qualcosa in più alla presentazione. Le persone presenti hanno potuto in tal modo conoscere qualcuno che veniva realmente dal paesello descritto nel mio romanzo. La terza presentazione è stata eseguita venerdì 10 giugno in un luogo e in un ambito molto particolari, ovvero nel museo situato sotto le fortificazioni della Lanterna di Genova. In quei giorni si teneva l’annuale Festa dei Camalli, che già da due anni ha luogo nello spiazzo del faro simbolo della mia città. Ad organizzare questa particolare presentazione è stato il mio collega Massimo Nicora, e approfitto di questa bella intervista per ringraziarlo ancora una volta della sua preziosa collaborazione. L’ultima presentazione della mia storia si è svolta invece fuori Genova, nella cittadina di Borgo Val di Taro, in provincia di Parma e non troppo lontano da Romezzano, sabato 15 ottobre. In tale occasione sono stato intervistato dal prof Massimo Beccarelli: sull’evento sono stati realizzati anche un servizio giornalistico della televisione locale VideoTaro e un breve articolo sulla Gazzetta di Parma di lunedì 21 novembre. Anche in quell’occasione era presente una mia cara amica d’infanzia, Vera Raggi, con la famiglia. In tutte queste presentazioni mia moglie Eleonora ha realizzato alcuni video che in seguito sono stati postati su YouTube e che chiunque può apprezzare digitando il mio nome nell’area di ricerca.

Tu oltre ad essere uno scrittore scrivi anche poesie, ce ne vuoi parlare? 
Come ho già avuto occasione di accennare, fin da piccolo ho amato la musica classica: allo stesso modo ho trovato conforto nello scrivere, saltuariamente, diversi componimenti. Il primo che scrissi fu un sonetto intitolato Il vento tra le fronde; avevo sedici anni e da quel momento m’innamorai perdutamente di questa forma di comunicazione, che trovo la più sincera, profonda, nobile, sentita e ispirata espressione dell’animo umano. Purtroppo non sono mai stato costante nello scrivere, diciamo che ovviamente avevo bisogno del momento giusto; ad esempio ne scrissi una anche in onore della musica classica o di Romezzano, ma la migliore ispirazione mi è venuta dall’amore che provavo (e che naturalmente provo tuttora) per mia moglie Eleonora, una donna straordinariamente forte e combattiva, che ha saputo sostenermi in tutte le difficoltà che in tutti questi anni ho incontrato, e per questo non finirò mai di ringraziarla dal profondo del mio cuore, che le appartiene e le apparterrà sempre. E poi, come già accennato, è arrivata Sara, e da allora il fiume di poesia in me non si è più fermato.

Una tua poesia “Nel mezzo delle viole”, è stata scelta per essere inserita in un’antologia intitolata “CET Scuola Autori di Mogol”, ce ne vuoi parlare? 
Devo dire che questa scelta ha sorpreso anche me; ovviamente mi sento estremamente orgoglioso che un mio componimento trovi posto in una raccolta di autori tanto prestigiosa. Nel mezzo delle viole consta di sette strofe, delle quali sei quartine e una di otto versi, ed è proprio una delle tantissime poesie che sono scaturite dal mio cuore in onore della nostra cagnolina Sara. Era il 17 dicembre 2014, e ricorreva il primo anniversario della sua scomparsa. Evidentemente questa poesia ha colpito molto coloro che hanno messo insieme gli autori da inserire, e di questo li ringrazio infinitamente.

Un altro componimento invece troverà spazio nel volume “Il Federiciano 2016”, ce ne vuoi parlare? 
Detesto ripetermi, Pier Carlo, ma anche questa poesia è una di quelle che ho scritto per Sara: s’intitola Amore rifiorito, ed è un sonetto in stile classico. Lo scrissi l’11 gennaio 2013, pochi giorni dopo la terribile perdita della creatura che non posso definire diversamente da una figlia. Non avendo noi purtroppo avuto figli, penso comprenderai che abbiamo riversato su di Lei tutto l’amore che avremmo dato a una bambina. Ad ogni modo, anche per questo componimento colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno compreso e apprezzato il dolore profondissimo che queste due poesie esprimono.

Come sei arrivato a pubblicare il tuo primo libro e quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato?
Mi dispiace davvero molto dover affermare di avere incontrato fin dall’inizio molte difficoltà per pubblicare “Il viaggio di Francesco”, in parte perché ero (e lo sono ancora) del tutto nuovo nell’ambiente dell’editoria e in parte perché per mia sfortuna ho trovato, da parte delle Case Editrici contattate, nel peggiore dei casi la più assoluta indifferenza e nel migliore la richiesta di cifre astronomiche delle quali non potevo disporre in alcun modo. Alla fine, dopo lunghe e infruttuose ricerche, sono riuscito a trovare la Giovanelli Edizioni di Bologna, una piccola ma ottima Casa Editrice, che però, purtroppo, non espone i suoi autori nelle librerie. Richiedendomi una cifra ragionevole, alla fine il mio sogno si è realizzato, anche se naturalmente avrei preferito essere presente nelle librerie, per ottenere maggiore visibilità e contatto con il pubblico.

Quali sono i tuoi autori preferiti e come vedi il presente e il futuro della cultura nel nostro paese? 
Vedi, Pier Carlo, i miei autori preferiti sono per lo più scrittori di libri fantasy, un genere che incontra decisamente il mio favore e che ha trovato ampio spazio anche nel mio romanzo. Mi piacciono molto, ad esempio tutti i libri del ciclo di Shannara scritti da Terry Brooks, così come adoro Tolkien e il mondo che ha saputo creare, da “Lo Hobbit” a “Il Signore degli Anelli”; tuttavia ultimamente non disdegno autori di libri gialli o d’avventura, come per esempio Dan Brown e Ken Follett. Qualche mio collega mi ha detto che a tratti il mio libro ricorda un po’ Stephen King, ma devo ammettere di non aver mai letto niente di suo. Per quanto riguarda gli autori di poesie direi che mi viene in mente solo un nome, ossia Dante Alighieri: adoro la sua poesia perché la trovo di una complessità e di una perfezione semplicemente impossibili da raggiungere; a mio modo di vedere questa è la vera poesia, quella che richiede metrica perfetta e sforzo mentale, quella che alle spalle ha la sofferenza di uno stile di scrittura che è davvero frutto della parte più nascosta della nostra anima; questo è anche il motivo per cui mi piace scrivere poesie in endecasillabi, uno stile che trovo molto adatto a me. Comunque mi piacciono molto anche Leopardi, Montale, Guido Gozzano e pochi altri.
Alla tua seconda domanda devo purtroppo rispondere che vedo il futuro della cultura nel nostro Paese in maniera alquanto fosca: lo posso affermare vedendo il peso che in Italia viene dato alla cultura, notando quanto poco o nulla spendono i nostri governi (di qualunque parte siano) per migliorare il livello d’istruzione degli italiani. Non sono soltanto io ad affermarlo, si sente dire di continuo che in Italia non legge più nessuno, che i nuovi autori fanno una fatica immensa a farsi notare (e questo è verissimo); tempo fa mi è stata riferita una statistica che mi ha fatto saltare sulla sedia: diceva che sei laureati su dieci non capiscono quello che stanno leggendo. Trovo inoltre molto ironico che il Paese che avrebbe più di qualunque altro da insegnare in fatto di Arte e di Cultura sia quello che spende di meno di tutti in questi campi. Purtroppo non stiamo andando nella direzione giusta, anche se naturalmente spero che le cose possano cambiare in meglio, prima o poi.

Stai già scrivendo il tuo prossimo libro e nel caso stai pensando a nuove tecniche di Marketing promozionale?
Sì, sono già al lavoro su un altro romanzo, che dovrebbe essere una sorta di seguito a “Il viaggio di Francesco”. Disgraziatamente io sono molto lento a scrivere, quindi non so in tutta onestà quando questo nuovo lavoro sarà pronto. Per quanto riguarda le tecniche di Marketing io non ne so molto, ma penso che mi affiderei alla mia Casa Editrice; mi pare che il mio libro sia anche in formato e-book, ma francamente non me ne intendo molto.  

Pensi di sfruttare le nuove piattaforme per il self-publishing come ad es. Amazon, ecc.? 
Sì, io vorrei davvero allargare le mie possibilità di essere conosciuto dal pubblico più ampio possibile, e ritengo che Amazon e tutte le altre piattaforme digitali siano il palcoscenico ideale per questa mia aspirazione ma, come ho già accennato, non ho nessuna esperienza in questi nuovi campi del mercato, quindi penso che dovrò affidarmi a persone più esperte in questo genere di cose.

Programmi per il futuro e sogni nel cassetto? 
Per il futuro mi aspetto di pubblicare altri libri e anche, spero, la totalità delle poesie che ho scritto in una raccolta di cui ancora non ho definito il titolo. Soprattutto, con questo mio romanzo, mi auguro di far crescere nelle persone l’amore per la poesia e per gli animali (due aspetti della vita che secondo me le persone non apprezzano mai abbastanza) e, cosa ancora più importante, voglio far conoscere a tutti la mia cagnolina Sara, perché sappiano che creatura meravigliosa ha incrociato la mia vita e quella di Eleonora, perché conoscano quanto ci ha resi migliori nei pochi anni che l’abbiamo avuta al nostro fianco. Non sopporterei mai l’idea che la sua morte sia stata vana, per questo m’impegnerò ogni giorno che mi resta a celebrare quell’angelo con la coda, con il mio libro o con le poesie, per fare in modo che possa essere ricordata e amata da tutti. Questo è il mio sogno nel cassetto.

Giunti alla fine di questa bella intervista, desidero ringraziarla dal profondo del cuore, Pier Carlo, per lo spazio che mi ha concesso di avere sul suo prestigioso blog, e mi auguro che in futuro ci siano ancora occasioni per collaborare.
Daniele Stasi.