venerdì 2 dicembre 2016

Fabbio, Forza Italia: Ci vuole un No per potere evitare lo scempio di una verità impazzita.

Alessandria: Sapete quando gli storici parlano di “verità impazzita”? Quando a fronte di una domanda giusta i decisori politici danno risposte sbagliate. Lo fu per Stalin, che in nome della giustizia sociale deportò 50 milioni di persone. Eppure se vi avessero chiesto cosa pensare sulla giustizia sociale vi sareste decisamente schierati a favore. Ma la realizzazione dell’obiettivo fu così stragista  e drammatica che l’errore prese il sopravvento sulla verità.
La stessa cosa per Hitler, che in contabilità di vite umane fu solo gregario del dittatore sovietico, ma ugualmente sanguinario.
La stessa cosa succede per la modifica Costituzionale che ci viene sottoposta al voto referendario. Le domande sono giuste o comunque fondate, le risposte completamente sbagliate. A suo modo anche la riforma Boschi-Renzi è una verità impazzita.
Prendiamo una domanda del quesito referendario: “approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari?” Bene. È che risposta diamo? Modifichiamo 43 articoli della Costituzione su un totale di 139 quando avremmo potuto agire per gradi cambiando poco e andando poi a vedere il risultato. Ad esempio si poteva dimezzare il numero dei parlamentari o specializzare le funzioni del Senato orientandole alla competenza degli affari regionali, senza per esempio toccare la sovranità popolare dei cittadini di scegliere i senatori. Invece il numero dei deputati rimane lo stesso, il Senato in realtà non si specializza del tutto, ma in compenso scende nel numero di circa un terzo di rappresentanti che già sono stati eletti per altre funzioni.

Ma non si era detto fino a qualche ora fa che il cumulo delle cariche era un male? Ora diventa, senza una reale giustificazione alternativa, un plus nella vita e nelle carriere politiche. 
Il Senato, tanto per rimanere in tema, potrà dare pareri sulle leggi che la Camera fa, ma la Camera, anche a fronte di un parere negativo del Senato, potrà a maggioranza ribadire il suo pensiero. Ma la Camera ha naturalmente la maggioranza assoluta di un partito sugli altri, visto che l’Italicum assegna il 55% dei seggi a chi ha più del 40% dei voti oppure a chi ha molto meno, per esempio il 25%, ma ha vinto il ballottaggio. È allora si dovrà puntare più sulla sensibilità politica che sulle procedure che invece oggi vengono fatte passare come determinanti per il bene del Paese.
Ci sono almeno 10 questioni cardine in questa riforma che hanno un denominatore comune: abbassare il tasso di democrazia e di partecipazione, come il depauperamento del regionalismo, in quanto il federalismo in Italia non è mai riuscito a decollare. Basti pensare – e qui mi fermo- a quante firme occorrono per presentare una legge di iniziativa popolare. Prima ne occorrevano 50.000 ora c'è ne vorrà il triplo, ma con una promessa, che la Camera dovrà valutarle. Bella soddisfazione se sarà così difficile presentarle, da ridurre non poco il loro accesso a Montecitorio.
Ci vuole dunque un No per potere evitare lo scempio di una verità impazzita.
Piercarlo Fabbio

Coordinatore cittadino FI Alessandria