domenica 29 gennaio 2017

Lavoro, l’Italia è un Paese per gli over 50

Con l’allungamento dell’età pensionabile boom di ultracinquantenni in ufficio, ma i giovani non trovano posti stabili. I lavoratori senior si fanno apprezzare per l’esperienza, mentre le competenze dei nativi digitali restano in ombra
Sempre meno giovani e sempre più ultracinquantenni tra gli occupati: la situazione è cambiata in modo sconvolgente dal 2004 a oggi, ma non sono molti a rendersene conto.  C’è stato una sorta di scambio tra occupati giovani e lavoratori con più di cinquant’anni: sul totale degli occupati, infatti, gli ultracinquantenni sono il 33,5%, in pratica quanti erano i giovani nel 2004; i giovani fino a 34 anni sono il 22,1%, una quota del tutto analoga a quella degli ultracinquantenni nel 2004. Cerchiamo di capire meglio che cosa sta succedendo.  Il mercato del lavoro sta cambiando quantitativamente e qualitativamente. Ha contribuito a questo mutamento la crisi, che ha agito in modo trasversale, ma anche selettivo, creando maggiori difficoltà agli uomini, al Sud, ai giovani e al settore industriale più che a quello dei servizi; ha contribuito l’emergere di una nuova identità femminile, di un gran numero di donne che vogliono realizzarsi su tutti i piani e premono per entrare nel mondo del lavoro e per rimanerci.  Ha inciso anche il cambiamento della struttura per età della popolazione. Ormai le persone tra i 50 e i 64 anni - nate nel cosiddetto periodo del “baby boom”- sono di più di quelle tra i 18 e i 34 anni, che al contrario sono il frutto del lungo e progressivo calo della fecondità registrato in Italia per molti anni. Tra gli occupati, un simile cambio di peso tra le due classi di età a sfavore dei giovani non dipende, però, solo dall’invecchiamento della popolazione.  Continua a leggere….