giovedì 19 gennaio 2017

Lotti, Di Maio, Brunetta &c: deputati in missione (incassando la diaria) senza essere impegnati in attività istituzionali

Basta un fax per mettersi in "missione" e figurare presenti anche quando non ci sono, percependo così 3.500 euro netti al mese per le spese di soggiorno, come fossero lì. Dovrebbero valere solo per “incarichi della Camera” stessa, ma nessuno controlla e molti si fanno i fatti propri o del partito, fino all'autocertificazione. Imbattibile il ministro Lotti: fa più "missioni" lui del ministro degli Esteri
Brunetta che sta in tv anziché in aula, la Brambilla che si defila dalle sedute per inaugurare ipermercati. C’è chi, come la Vezzali, esercita il suo mandato direttamente in palestra. A svuotare il Parlamento contribuisce un esercito di deputati in libera uscita permanente che si dileguano dai lavori d’aula e commissione per farsi i fatti propri o del partito, avendo però cura di farsi pagare come fossero lì. Un po’ come i dipendenti del Comune di Sanremo, senza neppure la fatica di strisciare un cartellino. Tra i campioni spiccano anche Luca Lotti, che da sottosegretario riusciva a collezionare più “missioni” del ministro degli Esteri e il vicepresidente della Camera Di Maio, pizzicato in missione tra i banchetti del “no”.
Sì, Di Maio tu quoque.L’escamotage per rendersi ubiqui è un uso intensivo – se non l’abuso vero e proprio – della “missione”, l’istituto previsto dal  regolamento della Camera (art. 46 comma 2) che recita: “I deputati che sono impegnati per incarico avuto dalla Camera, fuori della sua sede o, se membri del Governo, per ragioni del loro ufficio, sono computati come presenti per fissare il numero legale”. Per questo chi svolge l’incarico percepisce per intero la diaria, cioé il contributo per le spese di soggiorno a Roma. Altri 3.500 euro netti al mese, oltre lo stipendio. Somme cui non avrebbe diritto – qualora risultasse assente – per effetto delle decurtazioni previste dallo stesso regolamento: 206,58 euro per ogni seduta in cui si vota e 500 mensili per giunte e commissioni. Così le norme, la prassi instaurata è però un’altra: i deputati (e senatori) ricorrono a missioni anche per starsene rintanati nei propri uffici, oppure per uscire dal Parlamento a svolgere attività che spesso nulla hanno a che vedere con la Camera come “istituzione”. Così non passano per degli scansafatiche, giacché l’assenza “giustificata” non viene conteggiata. E soprattutto arrotondano. Continua a leggere……