giovedì 19 gennaio 2017

Procura Torino ricorre in Cassazione contro decisione GUP di derubricare il reato contestato a Schmidheiny dell'Eternit di Casale

Procura Torino ricorre in Cassazione contro decisione GUP di derubricare il reato contestato a Schmidheiny dell'Eternit di Casale
by Elvio Bombonato
La Procura di Torino ha fatto ricorso in Cassazione contro la decisione del GUP di derubricare il reato contestato al proprietario svizzero plurimiliardario dell'Eternit di Casale, che chiuse la fabbrica nel luglio del 1986 per autofallimento, da omicidio volontario e omicidio colposo.
L'AFeVA di Casale (Associazione Familiari Vittime dell'Amianto) capitale mondiale della lotta all'amianto e punto di riferimento imprescindibile, grazie alle sue attività e al suo archivio, condivide la decisione della Procura di Torino, in quanto, qualunque sarà la decisione della Cassazione, essa non può cancellare la decisione della Corte Costituzionale del luglio scorso.  
Quest'ultima infatti ha rigettato il ricorso dei difensori dello svizzero, che puntavano all'impossibilità del bis in idem (essere processati due volte per lo stesso reato), perché il fatto è lo stesso (la distruzione dell'ambiente operata dall'Eternit a Casale e in altri luoghi)  ma il reato cambia da disastro ambientale doloso a omicidio volontario; ordinando pertanto il nuovo processo a Torino.
E' doveroso ricordare che la I Sezione della Corte di Cassazione ( alla quale fu assegnato sorprendentemente il processo di Torino, e non alla IV Sezione specializzata in reati ambientali)  dichiarò l'imputato colpevole di tutti i reati ascrittigli (il P.G. Iacoviello lo definì un criminale indifferente nei confronti delle vittime provocate dall'Eternit), ma non processabile per avvenuta prescrizione, fatta coincidere con la chiusura della fabbrica.  
Chiusura per modo di dire: l'Eternit fu abbandonata a se stessa con tonnellate di amianto dovunque, i vetri rotti, depositi in cortile e nelle 4 discariche collegate, col polverino che volava ovunque. Tremila morti, 60/80 nuovi malati all'anno di mesotelioma pleurico, malattia tuttora incurabile, che ha un'incubazione fino a 45 anni, la morte avviene per soffocamento, che  finirà di provocare nuovi malati fino al 2025.
Le Motivazioni della Sentenza di prescrizione furono demolite dall'avv. Luca Santamaria (già docente di diritto alla Cattolica di Milano), che scoprì in esse una clamorosa contraddizione interna.  Le Motivazioni infatti prima ammettono l'immutatio loci (la distruzione dell'ambiente) operata dall'Eternit e l'epidemia (innegabile per la sua evidenza statistica), e poi se ne dimenticano, ignorandole, inficiando dunque da sé la sentenza stessa.
Sull'argomento vedi il mio saggio "La prescrizione", pubblicato (dopo alcune correzioni di carattere giuridico dell'avv. Paolo Liedholm (che ha perso la madre casalese per mesotelioma) dall'Afeva, Medicina Democratica, Città futura, A.P., Alessandria News, corriere alessandrino, Alessandria Post Blog di Lava, ed è a tutt'oggi l'unico saggio che esamina a fondo le 86 pagine delle Motivazioni della sentenza di Prescrizione depositate in Cancelleria il 23/2/2015, messo al primo posto da Google sotto la voce citata.  I big del diritto, anche quelli che si dichiararono contrari alla sentenza dicendo aspettiamo le Motivazioni, stettero zitti, come tutti i media del resto. Mah.                                                                                                                                             

elvio bombonato

COMUNICATO AFeVA
Con la decisione della Procura di ricorrere in Cassazione contro la sentenza del Gup di Torino, si apre una nuova pagina della battaglia giudiziaria che da ormai tanti, troppi anni vede AFEVA impegnata alla ricerca di un definitivo riconoscimento di giustizia.
È un’iniziativa che non può non trovare la nostra approvazione, per le motivazioni che la sorreggono e le finalità a cui mira. Troppo gravi sono state le ricadute di quella sentenza su questo processo e sulle vittime (tra prescrizioni e spezzettamento del processo in giro per l’Italia), troppo evidenti gli errori perché l’accusa potesse accettarli supinamente.
Certo, il ricordo doloroso dell’ultima esperienza in Cassazione, ancora ben vivo, a distanza di anni, potrebbe portare qualcuno a dubitare delle reali possibilità di successo del ricorso. A queste legittime perplessità, è necessario dare da subito una risposta netta e precisa.
Anzitutto, la fase processuale in cui ci troviamo impedisce che la pronuncia della Cassazione possa avere, come l’altra volta, un effetto definitivo sul processo, in un senso o in un altro.
In altre parole, la Cassazione potrà solo prendere posizione su quale imputazione sia più corretta: se quella sostenuta dall’accusa e dalle parti civili, per cui Schmidheiny merita di essere processato per omicidio volontario, o quella accolta dal Gup, che ha derubricato i fatti a omicidio colposo.
Se la Cassazione dovesse rigettare le richieste dell’accusa, il procedimento seguirebbe la strada indicata dal Gup di Torino: spezzettamento in quattro diversi processi, presso altrettanti Tribunale (con, se non altro, qualche effetto positivo rappresentato da un notevole risparmio di tempo e una maggiore “semplicità” nella prova dei singoli casi).
Peraltro, anche se la Suprema Corte dovesse accogliere il ricorso della Procura, riconoscendo la correttezza della contestazione di omicidio volontario, in ogni caso questo non equivarrebbe a una conclusione del processo: si tornerebbe davanti a un nuovo Gup, che dovrebbe di nuovo pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio.
AFEVA sfrutterà questo periodo di tempo per studiare, insieme ai propri legali, nuove modalità di tutela delle vittime e dei familiari, che consentano di fornire una tutela effettiva in tempi ragionevoli.
il Direttivo AFeVA