martedì 10 gennaio 2017

Una discarica in balia del fiume Bormida: priva di argini la cava resta a rischio

Le analisi dell’Arpa sulle acque non avrebbero rilevato quantità di smarino irregolare, ma il problema resta la protezione del sito. Si prepara un nuovo braccio di ferro tra Comune di Alessandria e il Cociv sulla “Clara e Bona”
La notizia era attesa, certo, ma probabilmente non così presto. Comunque viene dato per scontato che l’Arpa abbia terminato le sue analisi sul materiale scaricato dal Cociv nella discarica Clara e Buona di Spinetta e i risultati starebbero per essere resi noti ufficialmente. Secondo indiscrezioni, non sarebbero state rilevate situazioni di inquinamento ambientale tali da impedire la ripresa dei conferimenti. Si temeva soprattutto la presenza di amianto che invece sarebbe comunque in percentuali inferiori ai limiti stabiliti da una normativa sui campionamenti contestata sul fronte ambientalista (ma anche dalle Arpa di Piemonte e Liguria nonché da quattro Comuni, Alessandria compresa) perché ritenuta troppo «blanda», tanto da richiedere dal Governo precisazioni restrittive. Vicenda intricata, all’esame tuttora del Tar del Lazio dopo un ricorso Cociv. La questione però al momento è un’altra: se quanto meno dal punto di vista della sanità pubblica (l’amianto appunto) non è necessario il principio di cautela invocato dal sindaco Rita Rossa al momento di ordinare la sospensione dei conferimenti dopo l’inondazione dell’area da parte del Bormida, a fine novembre, allora il divieto è superato? Per il Cociv di sicuro sì, visto che già all’epoca aveva convocato un sopralluogo per controllare la situazione e, a suo dire, «all’olfatto e alla vista» di problemi non ce n’erano. In realtà resta il tema di fondo: profilo sanitario ok, ma quello ambientale? Perché è indubbio che una discarica a pochi metri da un fiume come il Bormida, di carattere torrentizio e quindi capace di piene disastrose, non è affidabile.  Continua a leggere….