giovedì 16 febbraio 2017

Alex Zanardi | Automobilismo e Paraciclismo

una vita a tutto gas...
Alex Zanardi Nel periodo in cui ebbi la fortuna di affacciarmi al vertice dell'automobilismo, debuttando in Formula 1, la preparazione fisica non era ancora vista come uno degli aspetti fondamentali nella vita di un pilota. Venivamo da un passato recente di "donnaioli" alla Clay Ragazzoni, di burloni come Nelson Piquet, di temerari alla Keke Rosberg che, dopo un bel tiro di sigaretta, si infilavano casco e guanti per buttarsi in un giro di qualifica. E' vero, i piloti iniziavano a capire che per dominare le prestazioni sempre crescenti delle auto, un minimo di preparazione atletica era necessaria, ma a parere di tanti addetti ai lavori il coraggio e la capacità di sopportare lo sforzo erano ancora le qualità più importanti che potevano fare di un pilota un vero campione. Per certi aspetti, al di là dell'Atlantico, questa filosofia continua a sopravvivere: certi piloti della Nascar fisicamente sembrano più dei cloni del "Bibendum Michelin" che atleti di livello e nel mondo delle corse questa cosa non infastidisce nessuno, anzi, gli stessi Team-manager non operano nessuna discriminazione a priori nella scelta del pilota in funzione dell'aspetto fisico. Questo è nobile da un punto di vista ideologico ma francamente stupido da quello pratico, perché se è vero che il talento da esprimere alla guida non è originato dai muscoli dell'atleta, sono comunque questi ultimi a permettere al cervello di espletarlo più o meno bene in funzione del livello di stress che si genera cercando la prestazione. Continua a leggere…..