lunedì 20 febbraio 2017

Barbara Tartaglione: Bussi e Spinetta processi gemelli

Alessandria: Sono gemelli i processi per i disastri ecologici di Bussi e Spinetta Marengo, delle valli Pescara e Bormida in Abruzzo e Piemonte, delle discariche di veleni tossici e cancerogeni sotterrati in migliaia di tonnellate per decenni, e delle falde acquifere inquinate a rischio perenne per centinaia di migliaia di persone. Gemelli anche perché i nomi degli imputati sono gli stessi, pur se a Bussi hanno vestito solo casacca Montedison e a Spinetta anche maglia della subentrante Solvay. Ad esempio, Carlo Cogliati è stato contemporaneamente presidente a Spinetta e a Bussi, ma nel primo caso era stato assolto in primo grado in quanto amministratore, motivazione: aveva delegato le responsabilità ai sottoposti. Anche a Bussi era stato assolto, insieme a tutti gli imputati. Però per Bussi c’è stato un Appello e così il tribunale dell’Aquila ha condannato -principio basilare di giustizia- l’amministratore Cogliati insieme ai sottoposti. Anche a Torino si celebrerà l’Appello contro la sentenza di primo grado di Alessandria che ha assolto gli amministratori e condannato per disastro innominato quattro dirigenti a 2 anni in prescrizione. A Torino il PM riproporrà per gli amministratori Cogliati, De Laguiche e Joris il capo di imputazione di avvelenamento doloso delle acque e dolosa omessa bonifica: 16 anni di reclusione.

La Sezione di Medicina democratica Movimento di lotta per la salute, di cui sono responsabile provinciale, aveva denunciato -altresì con un libro: “Ambiente Delitto Perfetto”- come scandalose le due sentenze di primo grado di Bussi e Spinetta Marengo, ma si è scandalizzata ancora di più con la presidenza nazionale dell’Associazione che non ha voluto affiancare il PM di Alessandria nel ricorso in Appello, decisione imperdonabile sul piano etico soprattutto nei confronti delle Vittime Parti civili senza risarcimenti, al punto che una storica figura come quella di Lino Balza ha rassegnato per protesta le dimissioni dal Consiglio Direttivo e sta proseguendo in causa civile per conto proprio.
In un contesto generale di deplorevole uso della giustizia in campo ambientale, la sentenza della Corte di Appello dell’Aquila ha condannato l’amministratore al risarcimento dei danni con una provvisionale di 3,7 milioni di euro, creando dunque i presupposti economici per la bonifica del territorio e l’applicazione del sacrosanto principio del “chi ha inquinato paghi”. Ci auguriamo che l’appello di Torino, malgrado Medicina democratica, faccia altrettanto. Interrompendo con le aggravanti la prescrizione del reato, L’Aquila ha condannato sia per avvelenamento colposo delle falde che per disastro colposo, pur se le pene sono condonate perché i fatti sono antecedenti al 2 maggio 2006. Le condizioni per un esito favorevole dell’Appello di Torino sono assai più favorevoli perché per l’avvelenamento doloso delle acque non scatta alcuna prescrizione.
Barbara Tartaglione 
Responsabile Sezione provinciale 
Medicina democratica Movimento di lotta per la salute.