giovedì 9 febbraio 2017

Dopo il rogo al polo petrolchimico di Sannazzaro de Burgondi, ora divampa la polemica


Intanto i risultati dei controlli sui fumi dell’incendio di dicembre restano secretati
All’indomani del nuovo incendio all’interno della raffineria Eni, il secondo in poco più di due mesi e il terzo da luglio, passata la paura e preso atto che anche stavolta tutto si è risolto senza feriti, Sannazzaro torna a confrontarsi con la difficile convivenza con l’ingombrante vicino. Da decenni il polo petrolchimico è fonte di lavoro e ricchezza per un paese di 6 mila abitanti come questo e anche per i centri limitrofi, a partire da Ferrera, sul cui territorio si sono sviluppati i più recenti ampliamenti. Ma costringe tutti a vivere con il fiato sospeso, con lo sguardo rivolto alla foresta di ciminiere e agli enormi serbatoi che sorgono a poche centinaia di metri dalle loro abitazioni. A preoccupare, al di là della gravità dell’ultimo incidente, è il loro ripetersi. Il 2 luglio 2016 era scoppiato un incendio all’Isola 6, la più vecchia, e un operaio di 30 anni di Voghera aveva riportato ustioni di secondo grado al volto e alle braccia. Il 1° dicembre è esploso l’impianto Est, il più recente, un gioiello da 1,1 miliardi di euro entrato a regime da un solo anno, che aveva bruciato per mezza giornata con fiamme alte fino a 150 metri e che è ancora fermo, sotto sequestro. Ora è «saltata» anche l’Isola 7. Certo non aiuta a capire cosa sta succedendo l’atteggiamento di Eni, che in un comunicato ha liquidato l’accaduto come «un principio di incendio nell’impianto di desolforizzazione del gasolio, immediatamente estinto dal pronto intervento del sistema di sicurezza Eni», anche se le immagini mostrano fiamme fino a 40 metri d’altezza. Per fortuna la pioggia ha contenuto lo sviluppo della colonna di fumo.  Continua a leggere…..