giovedì 16 febbraio 2017

Rischio scissione nel Pd, in pista i tre mediatori

I ministri Franceschini, Orlando e Delrio tentano in queste ore di scongiurare la scissione. Bersani: ““Noi non siamo mica dei pirla che per due settimane in più cambiamo linea”
“Noi non siamo mica dei pirla che per due settimane in più cambiamo linea”. Pierluigi Bersani stoppa i tentativi di mediazione al ribasso che possono essere tentati in queste ore. Come quello di fare le primarie il 7 maggio invece che il 23 aprile o di affidare a Orfini la reggenza del partito dopo che Renzi domenica si dimetterà da segretario. “Perché Orfini sarebbe un presidente di garanzia...”, sorride alla buvette Bersani mentre prende un caffè con i compagni di scissione Danilo Leva e Davide Zoggia. Per Bersani se c’è un margine per ricucire non è certo quello di un accordo minimale sulle settimane o sui reggenti. “Noi chiediamo che si faccia un congresso normale da giugno, che il governo possa durare fino al 2018 per fare qualcosa di dovuto, sul lavoro e sul sociale, altrimenti ci fanno neri. Non mi pare una cosa illogica. Ma invece si deve correre solo per non logorare il segretario? Ma stiamo scherzando?”. Insomma l’ex leader continua a tenere il punto: i temi da discutere sono così tanti e cruciali che bisogna “fare le cose per bene” e il congresso non può essere ridotto a una conta veloce. Roberto Speranza ricorda che quello del 2013 quando il reggente era Epifani fu preceduto dalla costituzione della commissione congresso già in giugno. “Non è vero che cominciò in settembre per finire l’8 dicembre”. A parte queste schermaglie sulle date, mentre tutte le correnti sono in riunione permanente, a tentare un’ultima mediazione politica per scongiurare la scissione sono in queste ore i tre ministri Franceschini, Orlando e Delrio. Bisognerà vedere se riusciranno a trovare una formula che vada bene a tutti, o a convincere il leader ad allungare la road map. La strada resta tutta in salita.