domenica 12 febbraio 2017

Sicilia, dal Pd a Forza Italia: a Palermo nessuno vuole più i simboli di partito Orlando: “Facciano un passo indietro”

A tre mesi dalle amministrative nel capoluogo siciliano i loghi della politica nazionale rischiano di essere banditi. "Piero Fassino a Torino ha perso non perché ha amministrato male, ma perché è diventato emblema dei partiti", ripete il primo cittadino consapevole di avere solo un ostacolo che lo separa dalla quinta rielezione: il M5s. Per questo ha dato l'aut aut: "Nessuna lista deve essere riconducibile a una formula di governo regionale o nazionale". E anche Ferrandelli chiede ai berlusconiani di rinunciare ai propri colori
Svaniranno dai muri pronti ad ospitare migliaia di manifesti elettorali, scompariranno dalle bandiere sventolate durante le convention, dalle spillette e dai cappellini distribuiti agli eventi di questo o quel candidato. Ma soprattutto saranno introvabili sull’elemento fondamentale di ogni elezione: le schede elettorali. A più di tre mesi dalle amministrative della prossima primavera, Palermo si sveglia con un’inedita antipatia: quella per i partiti. Una fase nuova nell’epoca della post ideologia, che forse non a caso va in onda in quello che è da sempre considerato il laboratorio politico del Paese. Non si tratta di una nuova Mani pulite a trazione meridionale, simile a quella che portò lo storico pentapartito a liquefarsi sotto i colpi delle inchieste giudiziarie della procura di Milano. Non è neanche – o almeno non ancora – una nuova primavera siciliana che punta a sostituire con volti nuovi le facce incrostate di politici di lungo corso, cambiacasacca acchiappavoti e locali reggipanza di big nazionali: quelli, anzi, sono pronti a tornare in corsa per l’ennesima volta non appena ci sarà da chiudere le liste per il consiglio comunale. Continua a leggere…..