martedì 28 febbraio 2017

Unar, dopo lo scandalo a rischio i progetti: anche la casa-accoglienza per profughi transessuali di Bologna

L'Ufficio nazionale anti-discriminazioni è finito al centro delle polemiche dopo il servizio della trasmissione che denunciava un presunto giro di prostituzione in un locale affiliato a una delle associazioni vincitrici di un bando. E i fondi a progetti per 25 milioni sono stati bloccati. Oltre a quello del Movimento identità transessuale sono a rischio altri 28 progetti che avevano ottenuto dei finanziamenti per la Comunità di Sant'Egidio, Croce rossa, Amnesty international, Unicef
“Siamo pronte a incatenarci sotto la redazione delle Iene”. Il Mit, il Movimento identità transessuale, è pronto a protestare contro la decisione della presidenza del Consiglio dei ministri di congelare i finanziamenti ai progetti Unar. L’Ufficio nazionale anti-discriminazioni, che fa capo proprio a Palazzo Chigi, era finito al centro delle polemiche dopo il servizio della trasmissione di Italia 1, che denunciava un presunto giro di prostituzione in un locale affiliato a una delle associazioni vincitrici di un bando dell’Unar. Dopo le polemiche seguite al programma tv, oltre alle dimissioni del direttore dell’Unar Francesco Spano era arrivata anche la decisione, da parte del governo, di bloccare le procedure del bando stesso.Ma le altre associazioni coinvolte che hanno vinto un finanziamento non ci stanno. In particolare il Mit è pronto a dare battaglia: in ballo c’è un progetto per una casa di accoglienza per profughi transessuali che rischiano la vita nei loro paesi di appartenenza. Un’idea intitolata “Rise the difference” portata avanti con la cooperativa Camelot e con il sostegno del Comune di Bologna, e che aveva ottenuto un finanziamento da 75mila euro. Una somma che sarebbe stata erogata dopo l’apertura della struttura e non prima. “Fra 10 giorni avremmo dovuto firmare il contratto e ora come facciamo? Il primo aprile saremmo dovuti partire con la casa rifugio per richiedenti asilo Lgbti – ha detto l’avvocato del Mit Cathy La Torre – avevamo già aperto un canale umanitario con la Giordania dove una trans è agli arresti domiciliari per il suo solo essere transessuale. Poi ce ne sono altre dieci in lista d’attesa che sarebbero state inviate da altri centri di accoglienza in giro per l’Italia. Ora noi non possiamo aprire la casa e non sappiamo dove sistemare queste persone”. Continua a leggere….