martedì 14 marzo 2017

Chi comanda davvero a Washington? (Furio Colombo)

Chi è questa gente che ha espugnato Washington, un club di miliardari, una squadra di generali, gli affiliati di un gruppo detto “Breitbart”, che forse sono “gli Illuminati” di un libro di Dan Brown (ma con idee più arrischiate e più strane), gente che va a cavallo in ufficio, che vuole trasferire il potere dei giudici alla polizia e alle guardie di frontiera? L’uomo ricco e ingombrante che spingono avanti, incline alle gaffe e forzato, in rare occasioni, a un minimo di gentilezza, è davvero in testa al corteo o è un ostaggio esibito?Il fondale di questo strano evento tutto da spiegare sono due Americhe diverse che non coincidono. Nell’America lasciata dagli otto anni della presidenza Obama, tutti lavorano (disoccupazione ridotta al 4,5 per cento), molti hanno ottenuto cure mediche prima inesistenti (20 milioni di cittadini), milioni di illegali hanno ricevuto i desiderati permessi (anche perché indispensabili all’economia), milioni sono in attesa, (e al lavoro) per essere gradatamente immessi in una vita a cui già appartengono, con figli e futuro americani.Il Pil saltellava continuamente in avanti. L’America dei nuovi venuti è una distesa di fabbriche abbandonate, di macchine arrugginite, di città disastrate, di delinquenza rampante, di messicani e di neri pericolosi che infestano le notti degli americani bianchi. Essi non solo non lavorano, ma sono esclusi e respinti dalle élite e dall’establishment che, dai loro salotti, in parte accademici e in parte mondano-bancari (e con troppi neri, tra cui il presidente) non ne vogliono sapere dei lamenti degli uomini bianchi.E allora scatta la grande vendetta: l’uomo bianco muove e vince. Ma questa volta è deciso: adesso governiamo noi. In questo mondo nuovo in cui si va in ufficio a cavallo, governare non è mettersi a capo delle istituzioni con cauta osservanza delle istruzioni per l’uso.
Governare è far fronte “a quel caos la fuori che ci hanno lasciato” (parole di Trump), dunque un impegno straordinario da affrontare con mezzi straordinari. Per esempio, un esercito immenso, con il più potente armamento atomico del mondo, per fronteggiare alla radice un reticolato di guerriglie, di terroristi manovrati a distanza e dislocati già adesso nei pressi delle potenti armi atomiche, di deboli Stati amici, volonterosi ma disorientati dall’enorme confusione del trasloco Trump, e incapaci di assegnarsi un ruolo. E deboli Stati nemici di cui si può distruggere tutto tranne il formicaio della vasta attività terroristica, che potrà sempre ricominciare, anche dopo una guerra atomica.Continua a leggere….