mercoledì 29 marzo 2017

Dalla Brexit alla Scoxit: la Scozia approva referendum bis per l'indipendenza dal Regno Unito

La proposta era stata presentata nei giorni scorsi dalla first minister e leader indipendentista dell'Snp, Nicola Sturgeon. Il voto del parlamento di Edimburgo arriva alla vigilia dell'attivazione, da parte della premier britannica Theresa May, dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona che regola l'uscita dall'Ue
LONDRA – Dalla Brexit alla Scoxit: i nipoti di Braveheart ci riprovano. Mentre la Gran Bretagna muove domani il primo passo ufficiale per uscire dall’Unione Europea, la Scozia inizia il cammino per uscire dalla Gran Bretagna. Sembra un paradosso, una ripicca, una vendetta, invece è solo la politica: la scossa di assestamento del terremoto provocato nove mesi dal referendum britannico sulla Ue. Con 69 voti a 59, il parlamento di Edimburgo ha approvato oggi pomeriggio la richiesta del proprio governo di indire un nuovo referendum per l’indipendenza dal Regno Unito. "Questo non è il momento", rimane la risposta di Theresa May, secondo cui sarebbe una distrazione dalla trattativa con Bruxelles e non permetterebbe agli scozzesi di decidere conoscendo il risultato di quella trattativa e le conseguenze anche per la loro regione."Lo faremo al momento giusto", replica Nicola Sturgeon, premier del governo di Edimburgo: cioè nell’autunno 2018, quando il negoziato fra Londra e Ue sarà già concluso per permettere ai parlamenti di ratificare l’eventuale accordo entro i due anni di tempo previsti della trattativa.Si profila così un drammatico braccio di ferro legale e costituzionale fra Gran Bretagna e Scozia. In teoria il governo centrale può rifiutare l’autorizzazione a organizzare un referendum. In pratica, facendolo, sconfesserebbe due decenni di devolution che hanno aiutato a tenere insieme il Paese. E la miccia di tutto è stata naturalmente la Brexit: perchè a livello nazionale, nel referendum di nove mesi fa, ha vinto il no alla Ue, sia pure di misura, 52 a 48 per cento, ma in Scozia ha vinto nettamente il sì all’Europa, 62 a 48 per cento. E questa contraddizione, fra quello che vuole il centro e quello che vuole una regione, sta rivelandosi insanabile. Continua a leggere……