giovedì 2 marzo 2017

Post-nucleare a doppia velocità: inerzia di Stato nei controlli e nelle nomine, mentre i cittadini pagano di più ogni anno

L'ultimo salasso è stato di 622 milioni. Sono gli oneri per il finanziamento delle attività nucleari residue che gli italiani pagano tutti i mesi. Intanto, solo per nominare i vertici dell'Ispettorato e della Consulta dell'Isin - l'autorità italiana di controllo in materia di sicurezza nucleare e di radioprotezione - ci sono voluti 987 giorni e i decreti non sono stati registrati entro il termine di 90 giorni, rallentando ancora l'operatività dell'Ispettorato
Da 14 anni sulla bolletta degli italiani pesa una tassa sull’eredità nucleare. Solo negli ultimi cinque anni è costata 1,5 miliardi di euro, 622 milioni l’anno scorso. Il post nucleare italiano ha però due velocità: quando si tratta di prelevare soldi ai cittadini le scadenze sono inderogabili, come la bolletta appunto. Se si tratta invece di dare soluzioni al problema, la politica pesta l’acqua nel mortaio dilatando tempi e costi all’infinito, quasi non fosse questione di sicurezza nazionale, come non fossero passati 30 anni quest’anno dal referendum che sancì l’abbandono definitivo dell’atomo, con il progetto del Deposito nazionale delle scorie neppure ai nastri di partenza. In fatto di ritardi patologici l’ultimo, emblematico, caso riguarda i vertici dell’Isin, l’autorità italiana di controllo in materia di sicurezza nucleare e di radioprotezione che dovrebbe essere il vigilante di tutta l’operazione di smantellamento delle scorie delle vecchie centrali e dei rifiuti di industrie e ospedali.L’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin) sta per compiere tre anni ma viaggia ancora a vele piegate. Per 987 giorni è rimasto senza una guida e con il Centro nazionale per la radioprotezione dell’Ispra a farne le veci, in attesa che l’Ispettorato diventi operativo. Il governo Renzi si era incaponito attorno al nome dell’indagato Antonio Agostini, il cui rinvio a giudizio ha costretto a puntare sull’avvocato Maurizio Pernice, nominato per decreto il 15 novembre 2016. Contestualmente vengono nominati anche i componenti della Consulta dell’Isin, l’organismo che deve fornire pareri obbligatori sui piani, sugli atti programmatici e sugli obiettivi operativi nonché sulle tariffe da applicare agli operatori, sulle procedure e i regolamenti interni, sulle guide tecniche predisposte dall’Istituto. Nomi, stavolta, squisitamente tecnici e lontani dalle cronache giudiziarie (Stefano Laporta, Laura Porzio e Vittorio D’Oriano). Continua a leggere….