venerdì 7 aprile 2017

Armi chimiche sul nuovo ordine mediorientale

I ribelli accusano, Damasco nega, resta l'accelerazione voluta da Washington e Mosca
Gas tossici e bombardamenti sui civili nella corsa finale, o quasi, al nuovo assetto del Medio Oriente e dintorni. Mentre il regime di Damasco nega di aver attaccato con armi chimiche un quartiere popolare a Khan Sheikhun, nella provincia siriana di Idlib, le organizzazioni vicine ai ribelli denunciano quello che, se vero, sarebbe uno dei più gravi episodi di guerra con i gas nella lunga, tragica, lotta in corso in Siria e che mette in rilievo l'accelerazione voluta, in qualche modo concordata, tra i due maggiori giocatori esterni. Trump a Washington e Putin a Mosca. La liberazione - o caduta - di Aleppo-Est a dicembre aveva segnato la fine del progetto americano, della Nato, dell'Arabia saudita e di altri paesi musulmani sunniti della regione, di eliminare il regime del dittatore Assad e allo stesso tempo portare alla disgregazione della Repubblica siriana.La provincia di Idlib è una delle roccaforti rimaste all'opposizione, un insieme di combattenti siriani, qaedisti e jihadisti arrivati da mezzo mondo musulmano (persino dalla lontanissima Cina), e curdi con interessi legati alle loro istanze nazionaliste. Schiacciarli non è facile se non con massicci bombardamenti, come dimostra l'azione americana in Iraq a Mosul volta a riprendere il controllo del paese devastato non tanto dalla guerra per deporre Saddam Hussein quanto dall'incapacità, tipica della diplomazia Usa, di riflettere sul "dopo".I gas nervini, vietati dalle convenzioni internazionali, furono utilizzati per la prima volta nella regione da Saddam Hussein per piegare i curdi nel marzo 1988 a Hallabja. Un massacro di civili che spinse altri regimi regionali ad armarsi, con l'aiuto delle potenze occidentali e di Mosca, di strumenti simili. Damasco allestì un grande arsenale di gas nervino e di componenti per altre armi chimiche per poter fronteggiare un'eventuale scontro finale con il nemico Israele, l'unica potenza nucleare della regione. Fu costretto a disfarsene (in gran parte) dalla comunità internazionale poco dopo l'inizio della guerra civile. Sia per impedire a Damasco di servirsene, sia per impedire che finissero nelle mani dei ribelli. Continua a leggere….