mercoledì 12 aprile 2017

Consip, cosa resta dell'indagine dopo i 'falsi': vacillano accuse su Tiziano Renzi

Sulla corruzione c'è un reo confesso. Due testimoni tengono vivo il filone sulla fuga di notizie che coinvolge Lotti e i generali
ROMA - Quei potenti sotto inchiesta. E un terremoto che rischia di far vacillare il castello delle accuse. Caso Consip, a Roma restano tre filoni d'indagine: la fuga di notizie che coinvolge il ministro Luca Lotti, il vertice dei carabinieri Tullio Del Sette e il comandante regionale della Toscana Emanuele Saltalamacchia; i sospetti sugli appalti che hanno portato in cella per corruzione l'imprenditore Alfredo Romeo e vedono indagato per traffico d'influenze il padre di Matteo Renzi; e, adesso, il presunto falso nell'informativa contestato al capitano del Noe Giampaolo Scafarto. A Napoli l'inchiesta dei pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano punta sulle attività e rapporti illeciti di Romeo con università, ospedali e uffici comunali. Sul tavolo delle due Procure, ancora molti elementi destinati a riservare sorprese.
ROMEO E I 100MILA EURO - Nulla cambia, almeno per adesso, nel cuore dell'indagine: la contestazione che tiene a Regina Coeli per corruzione Alfredo Romeo. È stato l'ex alto dirigente della Consip, Marco Gasparri, a confessare di aver ricevuto circa 100 mila euro in cinque anni in cambio di informazioni sugli appalti. Continua a leggere…