venerdì 28 aprile 2017

Dopo 72 anni reso onore al partigiano Tomaso “Puni” Merlo: ora anche lui figura sulla lapide dei caduti

A Voltaggio conclusa la sua riabilitazione. Il sindaco, Michele Bisio: “Finalmente è stata resa giustizia».
È stato il primo partigiano a organizzare una banda di «ribelli» in alta Val Lemme ma, paradossalmente, è stato l’ultimo a cui è stato reso l’onore che merita. Dopo 72 anni di oblio, anche il nome e la foto di Tomaso Merlo, detto Puni, figura sulla lapide dei caduti della Seconda guerra mondiale di Voltaggio.  Merlo, come ricorda don Gian Piero Armano, presidente dell’associazione Memoria della Benedicta, aveva organizzato un primo nucleo partigiano nella zona, nell’autunno 1943, composto soprattutto da russi e jugoslavi fuggiti dalla prigionia a Isola del Cantone. Dopo il monte Porale e il monte Tobbio, all’inizio del 1944 il gruppo si stabilì alla cascina Roverno ma finì in contrasto con le bande garibaldine, di estrazione comunista, presenti ai laghi della Lavagnina. Puni non voleva sentir parlare di partiti e ideologie e, dopo vari contrasti, lui e altri tre partigiani «autonomi» rimasero vittima di un agguato da parte dei garibaldini. Il corpo di Merlo verrà portato nel cimitero di Voltaggio solo nel 1947 e solo dieci anni fa è cominciata la sua riabilitazione, conclusa con l’inserimento del nome nella lapide e con la produzione del documentario «I ribelli del Roverno». «Ci sono voluti ben 72 anni - commenta il sindaco di Voltaggio, Michele Bisio -, ma finalmente è stata resa giustizia».