sabato 8 aprile 2017

I TOMAHAWKS HANNO CENTRATO I BERSAGLI, MA A WASHINGTON!

Alcune argomentazioni sviluppate in questo articolo di Blondet pubblicato oggi sul suo blog, il sottoscritto le aveva già riportate in precedenti newsletter, quando rilevavo la superiorità tecnologica dei sistemi d’arma russi rispetto agli americani, sorprendendo alcuni miei lettori che non erano convinti di quanto affermavo, essendo ancora fermi a concetti ormai obsoleti ma continuamente trasmessi dai media e soprattutto dai generali e politici americani nelle loro dichiarazioni di ostentata sicumera, convinti come sono della loro superiorità bellica sul campo, E DESIDEROSI DI CONFRONTARSI COL PRESUNTO NEMICO. In realtà le cose non sono più così, negli ultimi dieci anni, per deliberata scelta di Putin, la Russia ha rinnovato completamente tutte le dotazioni belliche di tutte le sue forze armate facendo progressi impressionanti sia nei sistemi missilistici, che nei carri armati, elicotteri ed aerei da combattimento, navi da guerra, sistemi di rilevamento ed intercettazione, sistemi difensivi, ecc.. I tecnici e gli specialisti del settore lo sanno, ed infatti su diverse riviste specializzate sono usciti articoli che descrivano questi fatti, indicando tra l’altro quanto siano difettosi ed inadeguati ed onerosi molti mezzi bellici americani di ultima generazione, come i famosi caccia F 35 ed altri (i media tacciono su numerosi incidenti avvenuti e sulla sfiducia manifestata dai piloti). In quanto ai missili Tomahawks lanciati contro la base siriana, nella mia ultima news non ho voluto commentare il loro insuccesso perché era evidente, in quanto meno della metà di quelli lanciati ha colpito il bersaglio, anche se lo scopo politico e simbolico lo hanno comunque ottenuto, come ben descritto nell’articolo sottostante, che conferma in toto quanto avevo scritto in precedenza nel mio articolo CALMA E SANGUE FREDDO, soprattutto per quanto riguarda i contenuti simbolici e le motivazioni. Il vero pericolo di questa situazione è la conclamata assenza di capacità analitica e libertà critica da parte dei media, i cui “protagonisti” sembrano irresponsabili ed immaturi al punto da divertirsi allo spettacolo della guerra. Farebbero meglio a regredire all’infanzia e tornare a giocare ai soldatini, farebbero meno danni. 
Claudio Martinotti Doria

I TOMAHAWKS HANNO CENTRATO I BERSAGLI. A WASHINGTON?
Se  davvero sono stati sparati 59  Tomahawks e ne sono arrivati sul bersaglio solo 23, la prima cosa che il generale Mattis  doveva fare era aprire un’inchiesta contro la  Raytheon che li fabbrica e li vende al Pentagono (pare) per un milione di dollari  l’uno, e far scoppiare uno scandalo:  i missili da crociera, guidati da satellite, per definizione non sbagliano il bersaglio. Non, almeno, in così gran numero.  Perché altrimenti tanto varrebbe  sparare degli Scud, che dove colgono colgono, ma sono più economici.

Cos’era, una partita difettosa?  Pensate: appena due giorni prima, la Marina Usa ha dovuto smettere di operare  tutti  i suoi aerei da addestramento T-45  dopo che “oltre 100  istruttori  si sono rifiutati di volarci, accusando problemi con l’ossigeno nell’abitacolo”. Un  mese prima,  il  costosissimo F-35 invisibile riceveva questo giudizio dal direttore  del  Direttorato Prove e Valutazioni del Pentagono,  Michael Gilmore: “Non ha una sola speranza in un combattimento reale”.  Quanto alle portaerei, splendidi mezzi di proiezione della potenza  americana,  già negli anni 70  l’ammiraglio Rickover, il padre della  marina nucleare, in un conflitto reale gli dava una sopravvivenza “di uno o due giorni prima di essere affondate, forse una settimana se  restano in porto”.  Ora,  coi missili russi Sunburn supersonici e  gli sciami di barchini d’assalto iraniani,   i gallonati della Navy sono ben coscienti che la durata  andrebbe calcolata  in ore, forse in minuti.
Se anche i Tomahawks   funzionassero come contro le piste siriane, il generale Mattis dovrebbe porre  davvero la domanda scomoda: ma è in grado, l’America, di vincere una vera guerra?
I danni all’aeroporto siriano sono stati limitati. Ma i media americani dicono che è quasi completamente distrutto. I russi erano stati avvertiti mezz’ora prima. Solo una pista delle due, del resto, è stata bombardata abbastanza efficacemente da essere inutilizzabile. Infatti in serata (così almeno asserisce l’Osservatorio Siriano per i diritti umani, quel signore che abita presso Londra)  l’aviazione siriana ha ripreso a decollare  da lì.
McCain fulminato, i media  conquistati
L’attacco, militarmente, è stato  dunque  insignificante.  Sicché, col passare delle ore, s’è  consolidata la sensazione che la volata di Tomahawks,  lungi dal fare cilecca, avevano colpito alla perfezione i loro bersagli: che non sono in Siria, ma a Washington.  Hanno incenerito parecchi argomenti dei numerosissimi avversari di Trump: anzitutto, la “narrativa” secondo cui Donald è in realtà un vassallo, anzi un agente di Putin; che non è un comandante in capo capace di bombardare come i predecessori. Il lancio dei Tomahawk ha inattivato l’ostilità del senatore McCain e del suo  compare Lindsey Graham, che da mesi avevano scippato la politica estera di Trump  andando  a  riattizzare i focolai di guerra in Ucraina, nei paesi baltici, in Siria   a farsela con quelli di Daesh; adesso i due hanno dovuto applaudirlo, The Donald.
I democratici, che fino a ieri minacciavano di porlo sotto impeachment (e di riuscirci) per i suoi rapporti occulti con Putin, sono tutti apparsi in tv a  dire che sono a fianco del presidente come un sol uomo, per quell’azione. Adam Schiff, il vicepresidente della Commissione Intelligence della Camera,   uno che cercava di incastrarlo   come agente di Mosca, è andato alla MSNBB a dichiarare che non solo appoggia  il bombardamento unilaterale che Trump  ha deciso senza prima chiedere l’autorizzazione al Congresso,  ma che esigerà dal Congresso    che ne autorizzi di più.
E i media? Prima  tutti  ferocemente ostili, denigratori, schernitori? Fulminati: da improvviso amore, sono tutti ai suoi piedi.  Hanno dato e ridato i video dei Tomahawks che decollavano nella notte dalla nave, estasiandosi: “Beautiful!  A marvel!”  Uno della MSNBC, Brian Williams, lirico: “Ecco le splendide immagini dei temibili armamenti mentre si lanciano in quello che per loro è il breve volo verso quel campo d’aviazione!”.  L’effetto-sorpresa è stato abbacinante sulle tv a cominciare da CNN: Donald è proprio un cane pazzo! Così lo vogliamo!
La lobby neocon è placata, Netanyahu è contento. Inutile dire che la  cosa è stata una consolazione  per tutto il complesso  militare-industriale, rassicurato sulla continua spesa militare futura, che sarà  forte come prima; Raytheon in particolare è stata accontentata dal generale Mattis:  nuovi  ordinativi assicurati da questo sparacchiamento a caso di abbondanti Tomahawks  a spreco. Perché pare che tali  missili abbiano una durata di vita utile limitata, e spararli è  meglio che distruggerli.  Rende  anche molto in tv.
Intendiamoci: magari le prossime ore smentiranno questa ipotesi  benevola.   Tutto sta a vedere se Trump si ferma  a questo o invece continua, ordinando ai suoi generali di creare una  no-fly zone sopra la Siria,  e distrugge altre piste e  basi militari (Mc Cain glielo ha consigliato in diverse interviste tv, Erdogan lo vuole..)
Se  le  cose stanno così, si può sottoscrivere  l’analisi del sito cattolico francese Le Salon Beige: “Trump, anche se è stato eletto, non è che un presidente simbolico nella misura in cui non  s’è veramente impadronito delle leve del potere. Ha contro l’apparato dei media, il giudiziario, il  finanziario. Non ha ai  suoi ordini che il 2-3% dei funzionari pubblici, e i suoi fedeli non sono abbastanza numerosi per coprire i posti  pubblici di vertice. La sua diplomazia è paralizzata – ed è la ragione per cui la Cina temeva che Trump scatenasse un conflitto di bassa intensità in Asia (effettivamente importanti manovre sono in corso da marzo con Corea del Sud  e Usa,  che mobilitano 300 mila uomini) perché la guerra permette ai presidenti americani di impadronirsi delle leve del potere. I cinesi avevano ragione, si sono solo sbagliati di teatro.
“Anche la Russia ne  trarrebbe paradossalmente beneficio – a parte le  proteste d’uso – perché ha interesse che Trump salvi la faccia e soprattutto si impadronisca, finalmente, del potere. Putin può lasciare che Trump sparga l’illusione che l’America ha mantenuto un piede nella porta in Siria”.
Speriamo sia così. Non possiamo far altro, da spettatori.
The American President, con Michael Douglas
Chiudo  citando un sagace lettore, che ha elaborato questa valutazione fra i primi: “…Sembra un film .  Anzi, nel film “The American President” Michael Douglas ordina un bombardamento di notte di una base libica quando non c’è nessuno: lo fa per motivi di propaganda per fare una ritorsione ai terroristi libici per dare ai mass media americani quello che volevano, cioè “la vendetta”.
Douglas nel film dice “scegliamo un orario notturno, non voglio che ci siano troppi morti. Mentre noi siamo qui, un custode sta per morire lasciando moglie e figli perchè il suo governo non è stato capace di capire che non bisogna sostenere i terroristi e il nostro governo quindi è costretto ad intervenire per punire sia il governo libico di Gheddafi, sia i terroristi ma soprattutto un tizio che semplicemente fa il suo lavoro come custode notturno. Ma è necessario fare questo bombardamento visto che nessuno di noi si può permettere di lasciare impunito un attacco terroristico” e nel film si può notare che Douglas è sotto attacco politico dagli avversari in Senato”. Come noto, Hollywood è la migliore arma strategica della Superpotenza.
Post Scriptun:  la tesi qui avanzata è condivisa anche da Thierry Meyssan, un’autorità assoluta nell’intelligence alternativa. La si può trovare su Rete Voliare:
“Donald Trump afferma la sua autorità sui suoi alleati
di Thierry Meyssan
Non fatevi ingannare dai giochi diplomatici e dalla copertura informativa dei grandi media. Quel che è appena accaduto in Siria non ha alcun legame né con la presentazione che vi è stata fatta, né con le conclusioni che se ne sono tratte.”