lunedì 10 aprile 2017

Il Cremlino: attacco Usa alla Siria è aggressione contro uno stato sovrano

Dopo Idlib
 Quanto accaduto, aggiunge Mosca, arrecherà "danni significativi alle relazioni Usa-Russia" e crea "un serio ostacolo" alla costituzione di una coalizione internazionale per sconfiggere l'Is
07 aprile 2017
 Sull'azione americana in Siria arriva una dura risposta dal Cremlino, che condanna l'attacco definendolo "un'aggressione contro una nazione sovrana". L'attacco è stato sferrato sulla base di "un pretesto inventato", prosegue Mosca, per cui l'esercito siriano non dispone di armi chimiche. Quanto accaduto, aggiunge, arrecherà "danni significativi alle relazioni Usa-Russia" e crea "un serio ostacolo" alla costituzione di una coalizione internazionale per sconfiggere l'Is. Il presidente russo Vladimir Putin, prosegue il Cremlino, considera l'attacco un tentativo di sviare l'attenzione del mondo dalle vittime civili in Iraq dove una serie di raid della coalizione ha provocato la morte di almeno 150 persone a Mosul il mese scorso.     L'attacco Usa alla base aerea siriana era finalizzato a "mettere il timbro" sul verdetto di colpevolezza emesso contro il presidente della Siria Bashar al Assad per l'attacco chimico nella provincia di Idlib. Lo ha dichiarato il capo della Commissione Esteri al Consiglio della Federazione (il Senato russo). "L'attacco dei missili da crociera americani sulla base aerea siriana di questa notte, oltre al dichiarato scopo di 'punire per il reato commesso', ha un solo obiettivo: mettere il timbro, con la polvere da sparo, al verdetto già emesso sulla responsabilità  di Assad per l'attacco chimico a Idlib", ha denunciato il senatore, sulla sua pagina Facebook, ricordando che per ora non ci sono "prove esaustive" che possano inchiodare Assad per quanto accaduto.     Kosachev ha fatto poi notare che per una strana coincidenza il forte inasprimento dell'atteggiamento Usa verso Assad si è avuto pochi giorni dopo che, invece, si era registrato un ammorbidimento delle posizioni della Casa Bianca, secondo la quale il cambio di regime in Siria non era piu' una priorita' degli Usa. "Si ha l'impressione che questa tesi non sia stata accetta ne' dal Pentagono, ne' dai servizi segreti americani", ha aggiunto il senatore secondo cui Trump e' arrivato a quello che aveva fatto Colin Powell con l'Iraq e le armi chimiche, usare "prove inconfutabili" poi rivelatesi fabbricate a tavolino.