lunedì 3 aprile 2017

Pescara, Coulibaly, dal barcone alla Serie A: "Quanti sacrifici!"

Si parla un gran bene di Mamadou (voto Gazzetta col Milan: 6,5). Ma nonostante abbia solo 18 anni, la sua storia parte da lontano. Arrivato in Europa con altri migranti su una barca di fortuna ("Non sapevo nuotare, che paura!"), oggi vive in una casa-famiglia ("Sono felice!"). E i suoi genitori in Senegal fanno una colletta per vederlo in tv
Mamadou Coulibaly ha un cappellino gigante e due caviglie da smilzo. Il cappellino è scuro con i pallini bianchi, le caviglie una bianca e una nera, come quei biscotti con la crema in mezzo: colpa di una fasciatura. Sta rispondendo ai giornalisti come se non avesse fatto altro, eppure ieri ha giocato per la quarta volta con un arbitro (2 in A, 2 in Primavera). A pensarci è pazzesco: per il 99% dei calciatori di Serie A la quarta partita con un arbitro arriva nei Pulcini. Coulibaly a quell’età era in Senegal, con un papà professore di educazione fisica che, per paradosso, non voleva un figlio calciatore.
STORIA — Mamadou per provarci ha preso un barcone per l’Europa. Era assieme ad altri migranti e, assicura, non ha mai avuto così paura: non sapeva nuotare. Coulibaly ieri ha raccontato la sua storia, una volta per tutte: "Ho fatto tanti sacrifici. Ero in Francia da mia zia, poi sono venuto a Livorno, dove stavo con amici. Siccome là non potevo fare niente, ho provato a venire a Pescara. Stavo dentro una casa-famiglia a Montepagano, dove mi hanno aiutato tanto: senza di loro non sarei mai arrivato qui perché non avevo i documenti, non avevo niente. In Italia ho dormito anche fuori tre giorni, al campo sportivo di Roseto. Poi i carabinieri mi hanno portato in una casa-famiglia, dove vivo ancora. Ho fatto anche provini con Sassuolo e Cesena, ma per loro ero scarso". Tutto con uno strano accento adriatico che fa sorridere. Continua a leggere….